1891
Rerum novarum
Leone XIII
La prima enciclica sociale nasce davanti alla miseria operaia della rivoluzione industriale. Leone XIII difende il diritto naturale di associarsi e ammonisce lo Stato a non invadere la vita della famiglia e dei corpi intermedi: deve intervenire quando c’è un male da riparare o un pericolo da allontanare, e non oltre. Il principio non ha ancora un nome, ma è già in azione.
Perché ci riguarda: il diritto di organizzarsi da sé viene prima del permesso di farlo.
1931
Quadragesimo anno
Pio XI
Quarant’anni dopo, in mezzo alla crisi del ’29 e all’ascesa degli Stati totalitari, Pio XI formula il principio in modo esplicito e gli dà il nome che porta ancora oggi. È il testo che tutti citano — e l’unico che, da solo, basterebbe a spiegare Sussidnet.
Come è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiustizia, e grave danno e perturbazione del retto ordine, rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Quadragesimo anno, n. 79
1961
Mater et magistra
Giovanni XXIII
In una società che si fa sempre più fitta di relazioni e di istituzioni — Giovanni XXIII la chiama socializzazione — cresce il rischio che l’iniziativa personale venga schiacciata. La sussidiarietà smette di essere una risposta d’emergenza e diventa un criterio permanente di governo.
Perché ci riguarda: più un sistema è complesso, più serve un contrappeso dal basso.
1963
Pacem in terris
Giovanni XXIII
Il principio viene esteso oltre i confini nazionali: anche fra Stati e istituzioni internazionali vale la stessa regola, l’autorità più ampia non deve sostituirsi a quella più vicina alle persone, ma metterla nelle condizioni di funzionare.
1991
Centesimus annus
Giovanni Paolo II
Con l’Est europeo appena crollato, Giovanni Paolo II rivolge la critica anche allo Stato assistenziale occidentale: intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, provoca perdita di energie umane e crescita abnorme degli apparati, più preoccupati di amministrare che di servire.
Una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune. Centesimus annus, n. 48
2004
Compendio della dottrina sociale
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
Non un’enciclica, ma la sistemazione ordinata di un secolo di magistero. Dedica alla sussidiarietà una trattazione autonoma e la lega indissolubilmente alla solidarietà: da sola la prima diventa particolarismo, da sola la seconda diventa assistenzialismo.
Compendio, nn. 185-188.
2009
Caritas in veritate
Benedetto XVI
Benedetto XVI porta il principio dentro l’economia: accanto all’impresa che cerca il profitto e all’ente pubblico che redistribuisce, riconosce spazio a organizzazioni che perseguono fini mutualistici e sociali. È l’aggancio teorico più diretto a un operatore come il nostro.
La sussidiarietà è prima di tutto un aiuto alla persona, attraverso l’autonomia dei corpi intermedi. Caritas in veritate, n. 57
2015
Laudato si’
Francesco
Nel discorso sull’ecologia integrale la sussidiarietà torna come condizione di efficacia: le soluzioni imposte dall’alto senza il coinvolgimento di chi vive un territorio non funzionano, perché ignorano ciò che solo quella comunità sa.
2020
Fratelli tutti
Francesco
L’ultima tappa insiste sul rapporto fra sussidiarietà e solidarietà: riconoscere il protagonismo dei corpi sociali non deve mai diventare l’alibi per abbandonare chi resta indietro. Il principio serve a includere, non a scaricare.
Perché ci riguarda: è esattamente il motivo per cui il Conto di Comunità finanzia SIM gratuite.