Il tempo donato non si perde.
In quasi tutte le comunità c’è chi fa molto e non chiede niente. Il credito sussidiario non è un compenso — non lo sarebbe mai abbastanza — ma è il modo della rete di riconoscere che quel tempo è valore, e di restituirne una parte.
Credito telefonico
È il saldo in euro della tua SIM: quello che serve a pagare il canone, i pacchetti dati, una eSIM per l’estero. Si ricarica con denaro, si vede in fattura, ed è denaro a tutti gli effetti.
Crediti sussidiari
Sono l’altra colonna del tuo portafoglio, e non sono denaro. Si guadagnano donando tempo, si spendono solo dentro la rete, e non si possono comprare, vendere né riconvertire in euro.
Nell’area riservata i due saldi restano sempre separati e leggibili a colpo d’occhio: nessuna somma unica, nessuna ambiguità su che cosa stai spendendo.
Attività riconosciute
Le attività sono proposte e certificate dalle realtà aderenti: è l’associazione o l’ente che conferma che quel turno è stato svolto. Il valore in crediti viene pubblicato in anticipo e vale uguale per tutti.
| Attività | Riconoscimento |
|---|---|
| Accompagnare una persona anziana a una visita | per accompagnamento |
| Turni in un progetto locale della rete | per turno |
| Sportello digitale: aiutare chi non sa usare lo SPID o un’app | per ora |
| Consegna spesa o farmaci a domicilio | per consegna |
| Doposcuola e ripetizioni | per ora |
| Manutenzione di spazi comuni e beni condivisi | per intervento |
L’elenco è aperto: ogni realtà della rete può proporre attività nuove, purché di interesse generale e verificabili.
Servono a qualcosa di concreto.
Rinnovo del canone mensile della propria SIM
eSIM internazionali per viaggi e periodi all’estero
Attivazione di una SIM per un familiare
Ricariche dati aggiuntive
Sconti presso gli sponsor e le realtà convenzionate della rete
Le attività che generano crediti sono finanziate dal Conto di Comunità fino a capienza del fondo. Quando la capienza si esaurisce, il riconoscimento riprende il periodo successivo: nessun impegno viene preso senza copertura.
Perché non li chiamiamo moneta
Perché non lo sono, e chiamarli così creerebbe un problema serio. I crediti sussidiari sono strumenti a spendibilità limitata: valgono soltanto per acquistare beni e servizi presso un insieme circoscritto di soggetti convenzionati, all’interno di una rete chiusa.
È una categoria che l’ordinamento conosce: le normative europee e italiane sui servizi di pagamento escludono espressamente dal proprio campo di applicazione gli strumenti utilizzabili solo in una rete limitata di esercenti o per una gamma limitata di beni e servizi. Restando dentro quel perimetro, i crediti non costituiscono moneta elettronica e non richiedono le autorizzazioni previste per gli istituti di pagamento.
Le tre regole che tengono in piedi il perimetro sono semplici:
- Non si acquistano. Non è possibile ottenere crediti versando denaro.
- Non si vendono e non si cedono a terzi fuori dalla rete.
- Non si convertono in denaro, in nessuna circostanza, nemmeno in caso di recesso.
Se un giorno il progetto volesse superare questi limiti, servirebbe un altro assetto giuridico e altre autorizzazioni. Preferiamo il perimetro stretto: è più coerente con l’idea che il valore prodotto dalla comunità resti nella comunità.